Vicovaro

(a m 300 s.l.m.; 42°01’N; 12°54’E)

Detto Vicuàru, nel dialetto locale, è compreso nella città metropolitana di Roma da cui dista 45 chilometri lungo la strada regionale n. 5 Tiburtina, alle falde dei Monti Lucretili dove esiste un Parco regionale naturale omonimo, adiacenti Monti Tiburtini dove scorre l’Aniene. Località già abitata nel periodo del bronzo finale del Neolitico, attestato da scavi del 1912, fu un “vicus” in epoca tardo-romana divenendo un castello fortificato nel medioevo. E’ stato di San Cosimato nel 1140; è appartenuto alla famiglia Orsini nel 1200. Prima del 1600 fu denominato Vicus Varronis, Vicus Vari ed anche Vicus Valerius. Da cui l’attuale denominazione.

Tra le emergenze monumentali  figurano: Mura ciclopiche (secolo IV a.C.); sono costruite in opus quadratum tipo "cardellino". Le mura sono suddivise in 2 tratti, tratti separate dal tratto romano di Via Valeria; il sepolcro di Caio Menio Basso, al km 42,300 di Via Tiburtina-Valeria. Dei secoli IV e V sono rimaste delle tombe nelle località presso il paese di "Colle Ambu", "Pratarelle", "Ronci", ecc.. Nei dintorni del paese vi sono gli acquedotti dell'"Acqua Claudia" e dell'"Acqua Marcia". A Piazza San Sabino vi è un edificio in "opus coementicium" e "opus mixtum" a pianta rettangolare. Di particolare interesse: Palazzo Cenci Bolognetti, residenza degli Orsini( restano: la rocca con torri cilindriche, rude del “maschio” e ingresso con arcata in stile gotico del 1400.

Numerose le cosiddette emergenze monumentali storico-artistiche. Il tempietto di San Giacomo; questo tempio è stato ideato da Giovanni Antonio Orsini, feudatario di Vicovaro e Conte di Tagliacozzo. Il tempio è a forma ottagonale ed è sito di fronte alla chiesa di San Pietro. La zona bassa, creata da Domenico da Capodistria, è occupata dal portale, suddiviso in 24 nicchie con frontoni, pinnacoli, piccole colonne, ecc. La zona alta è di Giovanni da Traù, il Dalmata, e della sua scuola. Dopo la morte dell'arcivescovo Giovanni, il tempietto di San Giacomo fu lasciato incompiuto, non permettendo così la tumulazione degli Orsini in questo edificio. Nel XX secolo vennero rifatti alcuni intonaci. All'interno è conservata la tela della Madonna di Vicovaro (1738), opera del pittore romano Giacomo Triga (1674-1746). La chiesa di San Pietro, disegnata dall'architetto romano Girolamo Theodoli (1677-1766); la pianta della chiesa è a croce greca con dipinti su tela di Salvatore Monosilio, mentre all'esterno vi sono altri 2 dipinti sulle facciate, una sul lato sito di fronte al Palazzo Bolognetti ed un altro presso il lato della Cappella di San Giacomo. La chiesa di San Sabino: costruita su resti di una palazzo in opus mixtum e pavimento in cocciopesto. Gli stipiti siti presso la porta d'accesso sono provenienti da una costruzione non ben identificata andata distrutta. La chiesa di Sant'Antonio abate: questa chiesa è sita poco fuori il paese. È stata costruita a cavallo tra i secoli XV e XVI, ma rimaneggiata nei secc. seguenti. All'esterno vi è un portico con colonne romane, mentre all'interno è una statua in terracotta di sant'Antonio abate. La chiesa di Santa Maria del Sepolcro: questa chiesa, invece, è sita sulla Via Valeria, presso la convergenza del Ronci e dell'Aniene, a qualche chilometro di distanza da Vicovaro. Fu già chiesa e convento dei Francescani del Terz'Ordine Regolare. Sull'altare maggiore vi erano degli affreschi e in una cappella un gruppo della Pietà costituito da statue in terracotta policroma, distrutto da vandali alcuni anni fa. La chiesa di San Rocco; la chiesa è del Cinquecento, ma fu restaurata nel tardo XVII secolo, per poi raggiungere l'aspetto odierno nel secolo seguente. La chiesa di San Salvatore; questa chiesa è stata costruita su ruderi romani preesistenti. la cappella gotica oggi è dedicata a Loreto. La chiesa di Santa Maria delle Grazie; Il convento di San Cosimato; nel VI secolo ospitò un monastero di proseliti. Il nome San Cosimato parrebbe essere una contrazione dei nomi: Santi Cosma e Damiano. Nel VI secolo fu distrutto dalle scorrerie dei barbari (tra i quali Totila, Autari e Agilulfo) e dei saraceni. Questi ultimi, secondo una leggenda furono battuti dalle milizie di Giovanni X nel 916. In seguito il tempio risorse come abbazia cluniacense nel X secolo sotto un certo Alberico, ma nel [1241] fu aggregato all'abbazia di San Sebastiano alle Catacombe per intercessione di Gregorio IX. Mediante la Riforma Innocenziana, nel 1656 l'abbazia fu interamente abbandonata per essere di nuovo occupata nel 1668 dai frati Francescani Riformati dei Ritiri o "Recolletati" La chiesa è stata restaurata di recente. La chiesa ospita nell'interno: nella 1ª cappella: un parapetto di marmo del XII - XIII secolo; nella 3ª cappella: un trittico di D. Monacelli del 1868; nella 4ª cappella: degli affreschi di arte sacra del tardo XV secolo; nella 5ª cappella (in stile gotico): altri affreschi, dello stesso periodo di quelli della cappella precedente; sull'altare maggiore del Cipriani vi è un crocifisso ligneo; nella cappella di Sant'Anna (restaurata nel 1628) un altare, delle tempere e un cenotafio; nell'absidiola dell'altare vari affreschi, tra cui alcuni raffiguranti storie francescane e benedettine; all'esterno ospita un'edicoletta con un dipinto raffigurante San Benedetto vestito da abate con un mano un libro con su scritto: BENEDICTUS QUI VENIT IN NOMINE DOMINI ( Benedetto colui che viene nel nome del Signore).

I piatti storici di Vicovaro sono: la polenta con le lumache e le meringhe, la pagnotta vicovarese, la pizza pane, i frascarelli, la nociata, le pastorelle di Sant’Antonio, la pizza azzima con le verdure, la pizza cresciuta, i biscotti con le noci. Le tisichelle, gli amaretti, i savoiardi, la ciambella vicovarese, i maritozzi, i tozzetti,

----------

Contatto per informazioni turistiche 

www.comunedivicovaro.it/

http://www.vicovaroturismo.it/

Vicovaro fa parte anche del cammino di San Benedetto, nel tratto da Mandela a Subbiaco.