Manoppello

(m 257 s.l.m. – 42°15’ 28” N – 14° 03’ 35” E)

Il paese di Manoppello, in Abruzzo, in provincia di Pescara, di storia millenaria, è posto a m 275 s.l.m. alle falde settentrionali della Maiella, su una superficie di 39,5 chilometri quadrati che si sviluppa dalla Valle della Pescara (m 43) alla montagna che sovrasta l’abitato sopra il Santuario del Volto Santo (m 1.002).

Il toponimo, in dialetto locale manupèlle/manipiolle, è citato nel Chronicon Casauriense, fin dall’anno 875, Manupellum (col. 814). Gli studiosi di etimologia lo fanno derivare dal latino manupulus o manipulus (in dialetto abruzzese manuòppele) nel senso di ‘manipolo, manata di grano, di fieno’, con  sostituzione di suffisso diminutivo – ellus.

Alcuni storici, anche sulla base di testimonianza archeologiche, ritengono che il paese sia sorto sulle rovine dell’antica città italica di Pollitio, che con Cei e Interpromium, tutti di non facile individuazione sul territorio, costituiva uno dei più importanti centri del popolo dei Marrucini. Si tratta, comunque, di ipotesi ancora da confermare, con altre ricerche e conoscenze.

L’attuale centro abitato viene fatto risalire all’epoca dei Longobardi, giunti in Italia 568 e in Abruzzo verso l’VIII secolo. In un Diploma del 13 ottobre 874, a firma a dell’Imperatore Lodovico II, è nominato come Castrum Manupellum tra i castelli donati alla Badia di San Clemente a Casauria.

Al 1061, comunque, viene fatta risalire la costituzione della contea di Manoppello, di cui fu primo conte Boamondo, signore anche dei feudi di Cantalupo, Caramanico, Tocco da Casauria e Roccamorice. 

Nella situazione d grande confusione e di prevaricazioni dell’epoca aggravata anche dall’imperversare di briganti, una novità giunge nel 1197, quando tra il 1197 ed il 1200 papa Innocenzo III assegnò la contea di Manoppello a Federico II, e l’imperatore Federico II assegnò a sua volta il feudo ai fratelli Maniero e Gentile di Palearia. Alla morte di Federico II, il 9 agosto 1257, il principe di Taranto, Manfredi, donava a Santa Maria Arabona il monastero di Santo Stefano in Rivomaris (tra Casalbordino e Torino di Sangro).

In un succedersi di feudatari di varia provenienza si giunge nel 1340, all’epoca delle regina di Napoli, Giovanna I,  al conte Napoleone Orsini, che con il matrimonio con Maria de Suliaco, figlia di Tommasa, unica erede di Gualtieri, andata sposa ad un conte di Chieti, divenne signore di tutti i possedimenti portati in dote dalla moglie.

Sotto Napoleone Orsini I, la Contea di Manoppello possedeva 12 grossi feudi.

Sotto il regno di Alfonso d’Aragona, nel 1450, Orso Orsini, l’ultimo fratello di Pier Giovanni Paolo, quale conte di Manoppello, ottenne i feudi di San Valentino e della Valle Siciliana, che si aggiungevano a quelli di Fara Filiorum Petri, Pretoro, Rapino e Roccamontepiano.

Nel 1470, essendo gli Orsini considerati ribelli, si videro sottrarre i feudi che furono acquisiti dall’Università di Chieti; furono riconquistati da Pardo Orsini, ma con la venuta in Italia di Carlo VIII nel 1495, sotto cui ebbe il privilegio di battere moneta, li perse definitivamente.

La famiglia dei Conti di Manoppello si è estinta con Camillo Pardo Orsini, morto a Roma senza eredi il 27 marzo 1553, mentre la contea di Manoppello, riconquistata per breve tempo, veniva assegnata, nel 1515, da Ferdinando II d’Aragona detto il Cattolico a Fabrizio Colonna, dopo precedenti assegnazioni, ritirate per ribellione.

Altre notizie storiche, a parte vicende che esulano da esse, si hanno nel periodo dell’invasione dei Francesi delle truppe napoleoniche, che incontrarono anche aperte resistenze da parte delle popolazioni locali radunate in “masse”. Il 20 gennaio 1799 le “masse” di San Valentino, Abbateggio, Turrivalignani, Lettomanoppello, guidate da Francesco Paolo De Donatis di San Valentino misero a ferro e fuoco Manoppello con l’intenzione di uccidere il Camerlengo, Filippo Rulli. 

Nel 1860 Manoppello ha aderito con il plebiscito al Regno d’Italia di Vittorio Emanuele II e da allora ha vissuto le vicende dello Stato italiano, passando, dopo la dittatura fascista di Benito Mussolini, alla vita democratica della Repubblica italiana dal 1946 i poi, con l’alternarsi di sindaci appartenenti ai partiti del cosiddetto arco costituzionale.  Dal 1 gennaio 1927, Manoppello, che ha sempre fatto parte dell’Abruzzo “citra flumen Piscariae”, è stato inglobato con altri Comuni nella nuova provincia di Pescara, istituita dal regime fascista, sottraendo Comuni a Chieti, a Teramo e a L’Aquila, che anticamente costituivano l’Abruzzo Ulteriore I e l’Abruzzo Ulteriore II (“ultra flumen Piscariae”).

L’economia del paese si è basata, in passato, sullo sfruttamento di giacimenti di asfalto e di marna; sull’artigianato del ferro battuto, del rame e della ceramica artistica. Nel XX secolo, soprattutto nel secondo dopoguerra e dopo la tragedia di Marcinelle, si è sviluppato un processo di industrializzazione che dura anche nel XXI secolo, con prospettive di ulteriore potenziamento dopo la costruzione delle infrastrutture dell’Interporto d’Abruzzo, in attesa di essere attivato. 

 

ITINERARI RELIGIOSI

Chiesa di Santa Maria Arabona (Ara deae bonae)

Il più antico e prestigioso luogo di culto di Manoppello, per le sue particolarità architettoniche ed artistiche, rimasto purtroppo incompiuto, sorge sul crinale collinare (m 180 s.l.m.) che sovrasta la stazione ferroviaria di Manoppello, visibile da gran parte della valle della Pescara, col  suo caratteristico profilo.

Luogo di culto pagano, si ritiene che sulla stessa collina sia esistito un tempio dedicato ad una divinità che i romani denominavano Bona, la divinità della fertilità femminile. Dall’indicazione “Ara alla dea Bona” sarebbe giunta fino all’epoca moderna la denominazione  toponomastica “Arabona”.

La fondazione della chiesa, tutta in blocchi di pietra della Maiella ben squadrata e lavorata, risale al 1208 e si richiama all’architettura delle abbazie cistercensi del fondatore San Bernardo di Chiaravalle. 

La chiesa di struttura cistercense, con chiusura rettilinea del coro (abside rettangolare) ha impianto a croce latina, con braccio lungo nella navata principale rimasta incompiuta in direzione del giardino e i  due bracci corti nelle due cappelle laterali, anch’esse in linea retta. 

Santuario del Volto Santo. Chi esce dall’abitato del centro storico di Manoppello  nella parte meridionale da un porta a Capo Castello (di cu restano pochissime tracce) lungo la strada di circonvallazione destra scende verso valle, tra poggi e colline e lungo la strada che conduce a Lettomanoppello, incontra, dopo circa 300 metri, un bivio a sinistra con una strada, su cui sono collocati piccole edicole della Via Crucis, che si inerpica con vari tornanti, per circa un chilometro, verso il crinale collinare sul quale sorge, con la sua caratteristica facciata in piastrelle marmoree bianche e un agile campanile, il Santuario del Volto Santo. 

Il convento e l’annessa chiesa, intitolata a San Michele Arcangelo, di località Baccigno,  risalgono al 1617, quando i frati francescani scelsero questa località sulle falde della Maiella, di fronte al centro storico di Manoppello. I lavori furono ultimati nel 1638, nell’anno nel quale a frati cappuccini fu il cosiddetto “sacro velo” o “veronica”, che ritrae il volto di Gesù Cristo e conosciuto come il Volto Santo.

Il sacro velo, denominato nella cronaca del primo monaco che se ne occupò, “il fardelletto”, era pervenuto in modo misterioso nelle mani del medico e fisico Giacomantonio nel 1506. Il dottor Leonelli si trovava dinanzi alla chiesa di San Nicola a fare due chiacchiere con degli amici, quando fu invitato da uno sconosciuto a seguirlo dentro la chiesa. Qui gli consegnò un involucro che il dottor Leonelli aprì subito per controllare di cosa si trattasse. Quando si rese conto del contenuto si rivolse allo sconosciuto donatore per chiederne notizie e ringraziarlo, ma non c’era più nessuno nella chiesa e, uscito fuori sulla piazza, rimase ancor più sbalordito perché nessuno di quelli aveva visto riuscire la persona con cui era entrato in chiesa. Tutti si convinsero che doveva trattarsi di qualche  angelo o comunque personaggio di provenienza celeste. Giacomantonio Leonelli conservò l’immagine in una cappella di casa, ma nel 1602, Marzia Leonelli, pronipote di Giacomantonio, sposata con Pancrazio Petrucci, soldato finito in galera per vari reati, per pagare la somma richiesta per la liberazione, pensò di vendere il velo col volto di Cristo ad Antonio De Fabritiis che lo pagò 4 scudi. Il De Fabritiis lo fece osservare ai frati cappuccini che racchiusero il velo tra due vetri in una cornice di legno, fino a quando, ultimata la chiesa, donò  il Volto Santo per permettere che fosse venerato da tutti fedeli del luogo. Soltanto nel 1686, dopo il verificarsi di prodigi e miracoli che fecero accrescere la devozione per la sacra immagine, definita “acheropita” (su velo di bisso, senza tracce di colore o altro), perché non fatta da mani umane, fu eretto un altare al Volto Santo in una teca d’argento che ancora si conserva in un’edicola che sovrasta l’altare maggiore e che si raggiunge tramite una doppia scalinata, prima dell’accesso alla sacrestia.

I restauri e gli ampliamenti successivi hanno trasformato la chiesa, dinanzi alla quale è stata realizzata un’ampia scalinata. La facciata con tre portali d accesso con ornamenti e sculture di tipo romanico e lunette senza altri ornamenti, è caratterizzata da lastre di marni bianchi e rosati, disposti in croci e quadrati, contornati da alte paraste agli angoli. Sul portale centrale, adornato nel 2006 da 6 formelle in bronzo, dello scultore De Filippis,  che ricordano la visita di Papa Benedetto XVI compiuta il 1 settembre 2006, campeggia un moderno rosone ma di modello medievale. Il coronamento della facciata è costituito da due spioventi con sotto arcatelle. Su lato destro è stato costruito in stile moderno, in mattoni e pietre bianche,  un campanile che culmina in una piramide quadrata, con ripiani divisi da cornici e finestre che ne alleggeriscono la struttura.

L’interno, molto sobrio e lineare, è a tre navate, con pilastri a forma di croce coperti di lastre di marmo, sovrastate da arcate a  tutto sesto, segnate da cornici di stucco. Nella parte superiore sono inquadrate finestre, con vetri istoriati, ad archi, che dànno luminosità unitamente al rosone con vetro istoriato con il Volto santo ed angeli della controfacciata, a tutto l’interno. La navata centrale che termina con l’altare e l’edicola marmorea con la teca del Volto Santo, ha soffitto piatto, mentre le navate laterali (a sinistra sono stati aperti confessionali; a destra c’è l’accesso ad un negozio di ricordini del Santuario) hanno volte a crociera. Sulla parete destra, dopo il negozio di ricordini, si può ammirare una cappella con stucchi barocchi dedicata alla Madonna.

Chiesa di San Nicola di Bari

La chiesa di San Nicola di Bari risale alla prima metà del 1300 (XIV secolo), ma è stata trasformata nel periodo barocco, pur mantenendo le strutture originarie soprattutto all’esterno. E’ stata restaurata negli anni ’80 del XX secolo.

La facciata, che dà su Corso Santarelli, la principale strada del centro storico, è caratterizzata da blocchi di pietra della Maiella, con lesene laterali, divisa i due zone da una cornice scolpita per tutta la larghezza, con tralci intercalati da pampini e grappoli d’uva.

Nella parte inferiore,  fa bella mostra di sé un solo portale in pietra che comprende due lesene laterali, due colonnine e pilastrini disposti a strombo su un alto basamento. L’interno della chiesa si presenta con tre navate in stile barocco con ornamenti e stucchi del 1600, così come la cripta.

Chiesa di San Francesco – Una possente torre campanaria e altri ruderi testimoniano l’esistenza in passato della chiesa dedicata a San Francesco, che attende un intervento di restauro. Su tutto domina la torre in blocchi di pietra, con la cella campanaria alleggerita da alte finestre ogivali, con cornice terminale ad archetti acuti in pietra bianca, ornata da semisfere cololocate sotto gli archetti come capitelli pensili.

Appare ben conservato il fabbricato dell’ex convento che gira attorno alla piazzetta, con portichetto ad archi a tutto sesto, anch’essi da restaurare.

Chiesa di San Pancrazio – Caratterizzata da una tipica facciata rustica in pietre e laterizio, coperta da numerose lapidi commemorative, con completamento a tettuccio semplice a due spioventi. Si accede attraverso una gradinata che porta all’unica grande ed alta navata, con 2 cappelle per lato, con tele di qualche interesse artistico.  Coppie di lesene dai capiteli compositi, intervallano le nicchie, reggendo i cornicione, che, a linea spezzata percorre le fiancate fino all’abside quadrata. Il presbiterio è preceduto da un grande arco a tutt sseto. L’altare maggiore e quelli lateraili presentano lesène, volute, capitelli, trabeazioni. Sinuose finestre di stile tardo barocco. La volta è a botte e interrotta da fasce che partono dalla lesène; mentre le finestre rettngolari sono inquadrate da lunette.

Il centro storico, al quale si accede attraverso Porta da Fara, restaurata di recente, è caratterizzato da numerose costruzioni che conservano particolari scultorei nelle mostre delle finestre, nei portali, nei balconi. Si tratta di ornamenti in rilievo, frontoni ricurvi, mensole ornate con foglie intagliate, chiavi d’arco con stemmi e rilievi, che testimoniano stili di epoche diverse.   

 

Le ville di epoca repubblicana romana in località Santa Maria Arabona

Tra gli anni 2002-2004 il territorio comunale di Manoppello, grazie agli scavi condotti dalla Sovrintendenza Archeologica d’Abruzzo di Chieti, può vantare un’area archeologica di tutto rispetto, che ha dato il via ad un programma di investimenti e studi di grandi prospettive e suggestioni.

In particolare sono venuti alla luce parte di una necropoli (VIV-IV sec. a.C.) e alcune ville di epoca repubblicana romana (II - I sec. a.C.).

Tutto è cominciato nel 1985, quando furono rinvenuti una punta di lancia e un frammento di statua in pietra raffigurante un volto maschile con collare a fascia in bronzo (testa di Manoppello), che sembra richiamarsi alla stele di Guardiagrele e al Guerriero di Capestrano). 

 

Contatto per informazioni turistiche 

http://www.comune.manoppello.pe.it/

http://www.manoppelloturismo.it/