Bussi

(m 344 s.l.m. – 42° 13’ N – 13° 49’ E)

Il Comune di Bussi sul Tirino (Pescara) (B'Bùsce in dialetto locale), conta circa 2.600 abitanti ed è compreso nell’area del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, su un colle dominato da un castello, esistente intorno all’anno 1000, appartenuto prima ai Cantelmo, quindi a Ferdinando III de’ Medici e infine ai Borboni, attualmente di proprietà della famiglia De Sanctis, trasferita a Roma. La denominazione viene fatta derivare dalla pianta del bosso (buxum in latino), citato nelle Rationes Decimarum di Sulmona, anni 1308-1309 n. 1098,  nella forma: “Clerici de Bussi”. Si è chiamato Bussi fino a quando con Regio Decreto 25 ottobre 1889 n. 6689, ha assunto l’attuale denominazione di Bussi sul Tirino, giacché il paese è attraversato dal fiume Tirino, il cui nome deriva dal termine greco “tritano” (triplice sorgente). Nasce dal sistema acquifero di Campo Imperatore sulla catena del Gran Sasso e dopo un percorso carsico di 25 km viene alla luce attraverso il Lago di Capodacqua e compie un salto nell’abitato di Bussi. Lungo il percorso è alimentato dalla sorgente di Prisciano e da un laghetto sotto Capestrano. Il fiume Tirino, riportato col nome Buscio nella Galleria delle Mappe Geografiche dei Musei Vaticani, ordinate da papa Gregorio XIII negli anni 1580-1585, è noto come uno dei fiumi più limpidi e puliti d'Italia, con una portata di circa 6000 l / secondo e la temperatura delle acque di 11 °C. Appartenuto alla provincia dell’Aquila, dal 1. Gennaio 1927 è passato sotto la nuova provincia di Pescara. Ha subito danni per il terremoto aquilano del 6 aprile 2009. Per la ricchezza d’acqua del territorio, Bussi è stato uno dei primi centri industriali d’Abruzzo. Nel 1901 la Società Franco-Svizzera di Elettricità, poi denominata Società Italiana di Elettrochimica, fu autorizzata a installare impianti per la produzione di cloro, utilizzando le acque fluviali per uso industriale e per la produzione di energia elettrica. Così nel 1907 a Bussi si ebbe la prima produzione di alluminio in Italia, col metodo elettrochimico.

Nel primo dopoguerra si crea un polo industriale che produce ferro-silicio per le corazze navali; clorati per esplosivi, fosgene (da tetracloruro di carbonio per gas asfissianti), ioduro e cloruro di benzile (gas irritanti e lacrimogeni), acido benzoico (gas irritante). Con la Società Elettrochimica novarese nel 1921 si completa il processo di industrializzazione dell’Alta Val Pescara, e tra il 1929 – 1931,  si è giunti a produrre l’Iprite, gas vescicante capace di provocare ustioni e distruzioni d cellule, messo al bando dalla Convenzione di Ginevra del 1925, impiegato dalle truppe fasciste del duce Benito Mussolini in Etiopia per la conquista dell’Impero. In quegli anni gli impianti passarono alla Società Montecatini, la quale nel secondo dopoguerra scelse lo sfruttamento produttivo di: cloro, cloro metani cloruro ammonico, piombo tetraetile e trielina. La SIAC (Società Italiana Additivi per Carburanti) costituita nel luglio 1966, dal gennaio 1967 amministrò il settore produttivo piombo-alchili, mentre tra il 1989 e il 1994 si potenziarono gli impianti per produrre clorometano e acqua ossigenata. Nel 1995 sorse un nuovo impianto per produrre detersivi, capaci di provocare a freddo l’effetto sbiancante con proprietà battericide. La piena occupazione ha favorito negli anni dal 1930 al 1960 un incredibile sviluppo demografico.

Un’altra importante attività è stata quella portata nel paese già dal 1700 da ceramisti provenienti da Castelli (Teramo), anche appartenenti a famiglie di artisti noti nel settore, che sfruttando la presenza di argilla lungo il fiume Tirino furono in grado di aprire varie botteghe (ne rimane ancora una molto apprezzata) di ceramica, che in particolare nel 1800 hanno prodotto opere conservati anche nel Museo delle Tradizioni Popolari (all’EUR) di Roma, che meritavano, probabilmente, più attenzione da parte delle amministrazioni locali.

Tra le emergenze monumentali: il Castello mediceo nella pare alta dell’abitato trasformato da rocca di difesa in residenza privata, in muratura perimetrale massiccia su pianta rettangolare, torre con merlatura a coda di rondine (ghibellina), rinforzata da pietre bianche. Sulla Piazzetta, dove fa bella mostra una antica fontana a pianta ottagonale, al centro prisma ottagonale con teste di leone sulle facce, vasca superiore ornata da tritoni in bronzo, la facciata intonacata con finestre crociate in stile rinascimentale, finestre bifore ad archetti acuti e rettangolari a cornice in pietra; balconcino su tre mensole con balaustra a merlatura; portale di ingresso ad ampio arco bugnato introduce ad un atrio con porte del 1500 (su una pietra di incerta provenienza si legge la data MDX (1510) che immettono ai vari locali; interno con molte stanze, saloni, corridoi, nicchie nelle pareti, soffitti a cassettoni e a volte, camini e pavimenti in pietra, dipinti di pregio, antichi lampadari, il tutto ben conservato.

Sempre nella parte alta del paese si trova la chiesa parrocchiale di San Biagio: costruita nel Trecento, con pianta a croce latina ad una sola navata, facciata ad intonaco rustico, portale semplice in pietra; campanile in blocchi di pietra a torre quadrangolare con cornici segnapiano, coronamento a piramide. Vicino al campanile c’è un piccolo portale con stipiti in pietra coronato da un frontone ricurvo con stemma gentilizio, lesene con capitelli classici che reggono l’architrave con iscrizione  in latino e la data 1791. La chiesa, con ornamenti in stile barocco, danneggiata dal terremoto aquilano del 6 aprile 2009, è in fase di restauro e consolidamento.

Nella periferia, stretta tra modeste abitazioni, sorge in Via degli Stoviglieri lungo il Tirino, la chiesa di San Lorenzo (detta di Santa Rita), con caratteristiche di epoca medioevale, ristrutturata nel 1926.  Mostra un portale semplice in pietra, con piccolo  rosone in lastra quadrata di pietra con 5 colonnine a raggiera ed arcatelle a tutto sesto, con frammenti architettonici nella facciata fatti risalire al IX secolo. L’interno, ad una sola navata, termina con un abside semicircolare con pitture quasi scomparse, e sopra l’arco absidale un altro rosone con 8 colonnine a raggiera. In una pietra inserita nel muro accanto all’altare si osservano figurazioni di monaci e di leoncini, l’Agnello di Dio e fiori ad altorilievo. Vi si conservano alcuni bassorilievi provenienti dagli scavi di Sana Maria di Cartignano

Sulla strada per Capestrano, poco fuori l’abitato c’è il monumento di maggiore interesse: la chiesa di Santa Maria di Cartignano, costruita nel 1020 dai monaci Benedettini insieme al monastero (quasi del tutto scomparso), ora conservata, dopo anni di abbandono, con i suggestivi resti ricomposti con il restauro “a rudere” compiuto nel XX secolo. E’ stata ristrutturata nel 1100 e completata nel 1237 dopo aver subito frane e alluvioni. Si presenta con pianta rettangolare con una sola abside centrale, affrescata nel 1237 dal Maestro Armanino da Modena (Magister Armaninus de Mutina), staccato e conservato al Museo nazionale dell’Aquila; mura a blocchi di pietra abbellita da piccole finestre. La facciata, che culmina con un piccolo campanile a vela, presenta un portale a semplici blocchi di pietra, un piccolo rosone a colonnine a raggiera con archetti trilobati; ai lati finestrelle in stile romanico. L’interno si presenta diviso in tre navate da massicci pilastri ad arcate  a tutto sesto ed al centro dell’arcone absidale leggermente a ogiva un altare a forma di parallelepipedo, mentre sul muro di fondo nelle piccole navate laterali trovano altri due altari più piccoli.

Nella parte inferiore del paese, la più moderna  e vicina al fiume, negli 60’-70 del Novecento, è sorta una chiesa nuova in cemento armato, in Piazza Papa Giovanni XXIII, intitolata alla Madonna dell’Assunta, voluta dal parroco don Massimiani, su progetto dell’architetto Mirante e la chiesa più antica di Santa Maria del Ponte, detta anche di Ponte Marmoreo (risale al 1500) , costruita su un banco di tufo e dedicata a S.Anna e S.Pantaleone, che contiene affreschi nelle paerti interne dell’unica navata.

Eventi nel corso dell’anno: in febbraio, in occasione dei festeggiamenti del santo patrono, San Biagio, si usa seguire la Santa Messa nella chiesa di San Biagio nel centro storico e ricevere l'olio benedetto per l'unzione della gola; nelle case si preparano le tradizionali “ciambelle de Sante Biage”, tipico di Bussi sul Tirino; la prima domenica di Giugno di ogni anno, lungo tutta Via della Repubblica, si svolge "La Fiera", mercato che rievoca le antiche fiere dove artigiani, pastori, contadini barattavano fra loro i propri prodotti per assicurarsi la sopravvivenza; il primo sabato e la prima domenica di agosto si svolge la "Sagra del gambero e della trota" in piazza Giovanni XXIII; nel periodo estivo (solitamente in Luglio) nel Parco della Quercia Rossa, si svolge, ormai dal 1986, una rassegna jazz dal nome "Bussinjazz". Dal 2006 il moto club "LO SHERPA" organizza sotto la guida della F.M.I. (Federazione Motociclistica Italiana ) gare di enduro a livello nazionale, e nel 2013, Bussi ha ospitato la prima tappa del Campionato Europeo.

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Contatto per informazioni turistiche

http://www.comune.bussisultirino.pe.it/